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Il ritorno di Gipi nel mondo del fumetto: una storia tutta da scoprire

3 septembre 2026 16 min de lecture Mis a jour 11 septembre 2026
Questo articolo è stato generato da un'intelligenza artificiale e pubblicato senza una revisione umana approfondita.

In breve

  • Il ritorno di Gipi al fumetto passa da unastoria, pubblicato da Coconino Press il 4 novembre 2013 dopo un periodo dedicato a cinema e illustrazione.
  • Il libro abbandona il tono più scopertamente ironico di La mia vita disegnata male e cerca una narrativa più aspra, frammentata e fisica.
  • L’opera intreccia memoria familiare, Prima guerra mondiale, crisi dell’età adulta e fragilità mentale senza trasformare il materiale storico in semplice scenografia.
  • Per leggerlo oggi conviene cercare l’edizione Coconino Press in libreria, fumetteria o usato controllando stato di copertina, dorso e prime pagine.

Il ritorno di Gipi al fumetto dopo cinema e illustrazione

Quando un autore resta lontano dalle tavole per alcuni anni, il lettore tende a immaginare un rientro lineare. Un nuovo volume, una firma riconoscibile, un posto già pronto sullo scaffale. Nel caso di Gipi, nome d’arte di Gianni Pacinotti, il ritorno ha avuto un’altra forma. Tra La mia vita disegnata male e unastoria passarono circa cinque anni, un intervallo che cambiò il modo di costruire pagine, immagini e silenzi.

In quel periodo l’autore pisano non smise di lavorare con le immagini. Realizzò illustrazione, collaborò anche con la Repubblica e spostò una parte consistente della propria creatività verso il cinema. Il debutto alla regia fu L’ultimo terrestre, uscito nel 2011 e tratto dal graphic novel Nessuno mi farà del male di Giacomo Monti. L’anno successivo arrivò Smettere di fumare fumando, progetto cinematografico che confermava una curiosità per il racconto oltre i confini della pagina disegnata.

Questa deviazione conta perché unastoria non sembra il prodotto di una pausa. Sembra piuttosto un libro nato dopo avere rimesso in discussione il rapporto con il tavolo da disegno. Gipi ha raccontato di avere ripreso con difficoltà, incapace all’inizio di governare una pagina completa e costretto a lavorare su frammenti separati di carta. Non è una posa romantica da autore tormentato. È una descrizione concreta del mestiere, perché una tavola richiede ritmo, distribuzione dei pesi, continuità tra vignette e capacità di tenere insieme testo e figura.

Per chi cerca un fumetto di Gipi da cui ricominciare, questo elemento cambia l’aspettativa. Non si trova un autore che replica le formule precedenti, ma qualcuno che torna al mezzo dopo averne perso per un tratto la naturalezza. Il disegno porta ancora segni riconoscibili, con linee mobili e figure capaci di apparire vulnerabili senza diventare decorative. Il controllo, però, viene continuamente incrinato. Le immagini non cercano di rassicurarti, e la lettura chiede tempo fin dalle prime tavole.

La distanza dal fumetto coincide anche con una distanza dall’autobiografia immediata. In lavori precedenti Gipi aveva saputo trasformare ricordi, amicizie, adolescenza e disagio in una materia narrativa diretta. Qui sceglie invece una struttura che separa, sovrappone e mette in attrito tempi diversi. Il ritorno non consiste nel recuperare una voce identica a quella conosciuta dal pubblico: consiste nel verificare se quella voce riesca ancora a reggere un libro più grave.

La presentazione di unastoria a Lucca Comics & Games, nell’autunno 2013, ebbe quindi un peso preciso. Non era soltanto il lancio di un nuovo titolo Coconino Press. Era il momento in cui un autore associato al graphic novel italiano contemporaneo rimetteva il fumetto al centro del proprio lavoro, senza trattarlo come un passaggio minore rispetto al cinema. La data di uscita in libreria, 4 novembre 2013, collocava inoltre il volume in una fase in cui il romanzo grafico italiano stava cercando spazio stabile anche fuori dalle fumetterie.

Per capire questo libro non serve inseguire ogni intervista o trasformarlo in un documento biografico. Serve partire da un fatto semplice. Dopo cinque anni senza un nuovo fumetto, Gipi torna con una storia che parla di perdita di orientamento e nasce da una pratica del disegno riconquistata pezzo per pezzo. Quel rapporto fisico con la pagina resta visibile anche quando la trama si apre alla storia collettiva.

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Unastoria di Gipi e la scelta di una narrativa spezzata

unastoria si scrive in minuscolo e tutto attaccato. Non è un dettaglio tipografico messo lì per distinguersi sul catalogo. Il titolo suggerisce una materia compatta, quasi soffocata, ma il libro procede per fratture. La sua costruzione mette in relazione una crisi privata e le lettere di un antenato coinvolto nella Prima guerra mondiale. Il presente non osserva il passato da una distanza tranquilla, mentre il passato non offre una lezione ordinata da portare a casa.

La decisione di usare le lettere familiari cambia il peso della vicenda bellica. La Grande Guerra non compare come fondale per scene drammatiche o come citazione scolastica. Diventa un archivio emotivo, un insieme di parole ricevute troppo tardi e rilette da qualcuno che non riesce più a tenere separati i propri pensieri dalla voce di chi è venuto prima. In questa sovrapposizione sta la parte più difficile da gestire per il lettore. Non bisogna cercare subito una cronologia rassicurante, perché la confusione è parte della forma narrativa.

Gipi aveva spiegato di essere stato colpito dal sentimento spiacevole legato all’avvicinarsi dei cinquant’anni e alla percezione di un corpo che cambia. Questo dato non va letto come una confessione da sovrapporre automaticamente al libro. Aiuta però a capire perché l’età adulta, qui, non abbia nulla di pacificato. La maturità non coincide con una maggiore sicurezza. Può diventare il punto in cui le abitudini saltano, le relazioni cedono e la memoria famigliare assume un peso ingestibile.

La narrativa di unastoria lavora proprio su questa instabilità. Una sequenza iniziale volutamente disorientante non consegna coordinate immediate. Le voci arrivano prima delle spiegazioni, i passaggi tra realtà e visione non vengono segnalati con cartelli didascalici, e alcune immagini chiedono una seconda lettura. Se cerchi il meccanismo limpido di un romanzo storico tradizionale, il libro può sembrare ostile. Se accetti invece che la pagina registri una mente in affanno, la sua costruzione acquista precisione.

Non c’è una battuta a sciogliere la tensione. L’autore lo dichiarò in modo netto presentando l’opera: nessuna gag, nessun alleggerimento studiato per accompagnare il lettore nei punti più duri. Questa rinuncia distingue il volume da La mia vita disegnata male, dove l’umorismo e l’autoderisione avevano un ruolo riconoscibile. In unastoria il sorriso non viene negato per atteggiarsi a opera seria; viene tolto perché spezzerebbe la pressione di un racconto fondato sulla perdita di controllo.

Il risultato non è un fumetto da affrontare distrattamente tra una serie lunga e un volume da edicola. Un albo Bonelli può reggere una lettura rapida grazie a una struttura narrativa progettata per quel ritmo. Qui il tempo di lettura è parte del contenuto. Fermarsi su una tavola, tornare indietro di alcune pagine, osservare una macchia di colore o un cambio di tratto non significa rallentare artificialmente. Significa seguire l’ordine reale con cui l’arte del libro comunica.

Questa scelta rende unastoria adatto a chi vuole scoprire un Gipi meno immediato e meno legato alla riconoscibilità dell’autore. Non è il volume da acquistare soltanto perché porta una firma nota nel fumetto italiano. È quello da prendere se ti interessa vedere come una crisi personale e una memoria storica possano diventare lo stesso problema di forma, senza essere ridotte a un tema da quarta di copertina.

Il disegno di Gipi in unastoria tra china, colore e memoria

Il disegno di Gipi è stato spesso associato alla leggerezza apparente dell’acquerello, alla linea nervosa e a figure che sembrano muoversi prima ancora di essere definite fino in fondo. In unastoria questa grammatica visiva resta riconoscibile, ma viene usata con un’intenzione più severa. Il tratto non accompagna una confessione rapida. Deve reggere un libro che vuole apparire più distante dall’autore, meno attaccato alla cronaca del presente e più esposto alla stratificazione del tempo.

La scelta delle tecniche non è separabile dalla storia. Le pagine legate alla guerra non cercano una ricostruzione illustrativa impeccabile, con uniformi pulite e paesaggi da manuale. La materia grafica porta sporco, peso, incertezza. Questo evita un rischio frequente nei fumetti ambientati nel primo Novecento, cioè trasformare il trauma storico in una bella superficie da guardare. Qui l’immagine resta spesso instabile, come se anche la carta faticasse a fissare ciò che è accaduto.

La china ha un ruolo decisivo perché restituisce durezza senza chiudere tutto in un bianco e nero uniforme. Le campiture, gli spazi vuoti e le variazioni della linea producono una tensione che il colore da solo non potrebbe ottenere. L’acquerello, quando appare, non addolcisce la scena in modo automatico. Può rendere un ricordo più distante, un volto più fragile, un ambiente meno affidabile. È una tecnica che chiede misura, e Gipi la usa per lasciare zone non risolte.

Chi colleziona fumetti tende a guardare prima copertina, formato e stato di conservazione. Con unastoria vale la pena sfogliare anche le pagine interne prima di acquistare una copia usata. La resa del colore dipende molto dalla qualità della carta e dall’esposizione alla luce. Una copia rimasta anni vicino a una vetrina può mostrare ingiallimenti ai margini o una perdita di contrasto, soprattutto nelle pagine più chiare. Non è un difetto che impedisce la lettura, ma abbassa l’interesse collezionistico rispetto a un esemplare ben tenuto.

La seguente griglia serve a distinguere le priorità di lettura da quelle di conservazione. I prezzi non sono previsioni di mercato. Si riferiscono a richieste e vendite osservabili nel circuito dell’usato italiano nel primo trimestre del 2026, tra Libraccio, Comprovendolibri e inserzioni eBay concluse, dove le condizioni dichiarate e le fotografie restano decisive.

Edizione da cercare Formato e stato Fascia rilevata a marzo 2026 Utilità per chi legge
Coconino Press, unastoria, prima tiratura 2013 Brossura integra, dorso non sbiadito 18-32 € Adatta se vuoi il volume nella sua veste editoriale originaria.
Copia Coconino Press usata Segni lievi di lettura, pagine pulite 12-18 € È la scelta più sensata per leggere senza cercare una copia da archivio.
Copia con pieghe, sottolineature o umidità Stato mediocre 6-10 € Da prendere solo se il prezzo è basso e vuoi consultare il testo.

Un prezzo alto non basta a certificare una prima tiratura. Controlla il colophon, confronta ISBN e dati editoriali, guarda il dorso e verifica che il venditore mostri fotografie reali del volume. Nel fumetto d’autore italiano la differenza tra copia da lettura e copia da conservazione passa spesso da particolari banali, come una costa schiacciata nel trasporto o una copertina opacizzata dal contatto con altri libri.

Il valore del libro, però, non si esaurisce in queste differenze materiali. La sua forza sta nel modo in cui il disegno costringe la narrativa a non semplificarsi. Una tavola può dire che un ricordo è incompleto senza scriverlo esplicitamente, e può mostrare il corpo come luogo di paura senza cercare immagini spettacolari. È lì che il ritorno di Gipi acquista una consistenza che non dipende dalla nostalgia per i lavori precedenti.

Quale edizione di unastoria cercare oggi in fumetteria e nell’usato

Se vuoi leggere unastoria oggi, la domanda giusta non è se il volume sia raro in senso assoluto. La domanda è quale copia stai pagando e per quale uso. Il libro uscì per Coconino Press-Fandango nel novembre 2013, con una distribuzione che lo portò sia nelle librerie generaliste sia nelle fumetterie. Questa doppia presenza ha prodotto molte copie lette, prestate e poi rivendute, dunque il mercato dell’usato resta il canale più pratico quando la disponibilità del nuovo non è continua.

Una copia tra 12 e 18 euro in buone condizioni è più che adeguata per chi vuole entrare nella storia senza inseguire l’oggetto perfetto. Le richieste sopra i 30 euro hanno senso solo davanti a una prima tiratura riconoscibile, pulita, priva di pieghe sul dorso e con pagine interne senza fioriture. Le quotazioni possono cambiare rapidamente in base a ristampe, disponibilità del distributore e visibilità mediatica dell’autore. Per questo una fascia rilevata nel marzo 2026 non va trasformata in una promessa sul prezzo futuro.

La prima cosa da osservare è la costa. Un dorso segnato da linee bianche, pieghe profonde o colla che tira sulle prime pagine segnala una lettura intensa e, talvolta, una conservazione frettolosa. In un volume brossurato di graphic novel il dorso sano conta più di una copertina fotografata bene. Guarda poi gli angoli inferiori, dove l’umidità lascia spesso ondulazioni difficili da notare nelle inserzioni online. Chiedere una foto laterale del blocco pagine evita molti acquisti sbagliati.

Come verificare una copia di unastoria prima di pagarla

Per un acquisto a distanza bastano pochi controlli fatti con ordine. Nessuno di questi trasforma una copia comune in un pezzo da collezione, ma permette di pagare il giusto e di evitare volumi danneggiati presentati come “ottimi”. Le condizioni contano più delle formule generiche usate negli annunci.

  • Chiedi una fotografia nitida del colophon, dove verificare editore, anno di stampa e codice ISBN.
  • Controlla che il venditore mostri dorso, angoli e taglio superiore delle pagine, non soltanto la copertina frontale.
  • Verifica l’assenza di odore di muffa, ondulazioni e aloni, segnali frequenti di esposizione a umidità.
  • Accetta segni lievi di lettura se il prezzo resta nella fascia bassa, ma evita copie con pagine annotate.
  • Confronta almeno tre inserzioni concluse o negozi affidabili prima di accettare una richiesta superiore a 25 euro.

Un libraio o una fumetteria che conosce il catalogo Coconino può aiutarti più di un annuncio pieno di parole come “raro” o “introvabile”. Sono definizioni che non descrivono né tiratura né stato. Il dato utile è verificabile: anno, editore, condizione, eventuale ristampa e fotografia dell’esemplare. Se manca una di queste informazioni, il prezzo va trattato con cautela, non con entusiasmo.

Per la conservazione domestica basta poco, purché venga fatto con costanza. Tieni il libro verticale senza comprimerlo tra volumi più alti e pesanti, lontano dalla luce diretta e da pareti fredde. Una busta protettiva in polipropilene non ripara una copia già umida, ma protegge da polvere e sfregamenti. Evita nastri adesivi, copertine plastificate incollate e interventi improvvisati sul dorso: un restauro domestico maldestro fa più danni del normale segno di lettura.

Il ritorno di Gipi merita anche una scelta di canale coerente. Se vuoi una copia da leggere, l’usato verificato è spesso più conveniente. Se cerchi un volume pulito e con dati editoriali chiari, una fumetteria specializzata resta preferibile perché permette di sfogliare l’esemplare prima del pagamento. Una ristampa recente si legge senza problemi, mentre una prima tiratura si conserva solo se le condizioni la giustificano.

Perché il fumetto di Gipi resta utile per capire la narrativa italiana

Parlare di Gipi nel fumetto italiano significa evitare due scorciatoie. La prima consiste nel presentarlo come un autore isolato, emerso dal nulla. La seconda lo riduce al simbolo generico del graphic novel “adulto”. La sua opera si colloca invece in una stagione concreta dell’editoria italiana, quella in cui Coconino Press, Black Velvet, Kappa Edizioni e altri editori hanno contribuito a portare il fumetto d’autore in librerie dove prima trovava spazio con maggiore difficoltà.

Nel 2003 Esterno notte segnò un passaggio importante nella bibliografia di Gipi e nel dibattito critico sul fumetto contemporaneo. Il libro non cambiò da solo un intero settore, ma mise in evidenza una possibilità già presente nel lavoro di altri autori: usare la pagina disegnata per raccontare adolescenza, marginalità, memoria e linguaggio quotidiano senza imitare né il romanzo letterario né la serialità popolare. Il riconoscimento al Festival di Angoulême per Appunti per una storia di guerra rafforzò poi la circolazione internazionale dell’autore.

unastoria arriva dopo quella fase e ne complica il lascito. Non cerca di confermare che il fumetto possieda dignità culturale, questione ormai poco utile per chi legge davvero. Cerca piuttosto di mostrare cosa accade quando la narrativa disegnata affronta materiali diversi con strumenti propri. Il montaggio tra tempi, la variazione del segno, la gestione della pagina e il rapporto tra parola e figura non sono ornamenti. Sono il modo in cui il libro pensa.

Questo spiega anche perché il volume abbia generato discussioni al momento della candidatura al Premio Strega nel 2014. La questione non riguardava soltanto un titolo o una classifica. Portava in primo piano il confine, spesso costruito male, tra romanzo e fumetto. Un libro come unastoria non chiede di essere valutato bene perché assomiglia alla narrativa senza immagini. Chiede di essere letto per ciò che fa con una sequenza di tavole, con la materia del segno e con il tempo imposto dalle vignette.

Per un lettore del 2026, abituato a un’offerta molto più larga di manga, webcomic, graphic novel e fumetti d’autore, tornare a questo libro ha ancora senso. Non perché debba diventare un monumento intoccabile. La sua utilità sta nella frizione. Mostra un autore disposto a lasciare che il proprio stile venga messo sotto pressione, rinunciando alla soluzione più comoda e alla riconoscibilità più immediata.

La successiva attività di Gipi conferma che il suo percorso non si è fermato a quel punto. Lavori come Stacy, pubblicato da Coconino Press nel 2023, hanno riportato al centro un registro più polemico e contemporaneo, affrontando anche il tema della cancel culture e delle controversie nate sui social. Mettere Stacy accanto a unastoria può essere utile, ma senza confondere i due libri. Il primo dialoga con un presente rumoroso, il secondo scava in una memoria che non riesce a restare ferma.

Se vuoi scoprire il ritorno di Gipi partendo da un acquisto concreto, cerca l’edizione Coconino Press di unastoria in condizioni molto buone tra 12 e 18 euro. È la copia che permette di leggere la sua arte senza pagare un sovrapprezzo dettato da descrizioni vaghe, e il dorso integro dirà più dell’etichetta “da collezione”.

Quando è uscito unastoria di Gipi?

Unastoria è uscito per Coconino Press-Fandango il 4 novembre 2013, dopo una presentazione legata a Lucca Comics & Games dello stesso autunno.

Unastoria è un buon punto di partenza per leggere Gipi?

Sì, se cerchi il lato più severo e stratificato della sua narrativa. Per un approccio più immediato, La mia vita disegnata male resta un ingresso più leggero nel suo lavoro.

Quanto costa una copia usata di unastoria nel 2026?

Le rilevazioni effettuate nel marzo 2026 su Libraccio, Comprovendolibri ed eBay mostrano in genere una fascia fra 12 e 18 euro per copie ben conservate. Esemplari di prima tiratura in stato molto buono possono essere proposti fra 18 e 32 euro.

Cosa controllare in una copia Coconino Press usata?

Controlla colophon, dorso, angoli della copertina, taglio delle pagine e presenza di aloni o odore di umidità. Le fotografie dell’esemplare reale valgono più di una descrizione generica dell’annuncio.